Vita in Biosphera, vita in una casa itinerante a basso impatto ambientale , emozioni che si legano alla quotidianità. Tutto ciò è stato il progetto Biosphera al quale, inaspettatamente, grazie ad un contest, ho prestato due giorni belli della mia vita.

A Milano da 6 anni, la mia storia nasce dal mondo teatrale e continua sino ad ora, allo studio delle Lingue straniere in ambito comunicazionale nei nuovi media, alla laurea sempre più vicina. Ho avuto la fortuna di riuscire ad essere indipendente già a 18 anni, quando ho iniziato la mia vita nel capoluogo lombardo, vivendo sempre in monolocali, all’inizio in una zona a nord di Milano e successivamente in zone centralissime. La vita nel monolocale di Biosphera, per me, non è stato quindi nuova ; sono abituata a vivere da sola, a gestire uno spazio diciamo ‘ridotto’ tutto per me ed a occuparmi da sola del mantenimento dello stesso appartamento. Nonostante ciò, ho partecipato al contest de “Il Milanese Imbruttito” per gioco, per ‘tentare la fortuna’ e inaspettatamente sono stata selezionata. I miei studi legati alla comunicazione e ai nuovi media di certo mi hanno aiutato a vivere Biosphera in ottica relazionale, nonostante fossi comunque dentro ‘la scatola’ da sola. Sul lato emozionale, sul quale mi soffermo poco, posso dire che gestire una macchina e un progetto come questo con le direttive dei progettisti è stato abbastanza semplice, le emozioni provate sono legate al silenzio della scatola, al modo di vivere un’esperienza in solitaria nella scatola, al saper gestire aspetti elettrici e aspetti della semplice quotidianità. Quotidianità che è diventata speciale, nel senso che trovarsi nel bel mezzo della Natura appena si apriva la porta d’ingresso, è diventato stupefacente.

Ho trascorso 2 notti tranquille e spensierate. Attraverso le tapparelle manuali ed automatiche potevo scegliere se esser vista dall’esterno o meno mentre stavo “vivendo” il progetto; quando decidevo di tenerle aperte, la distrazione non poteva mancare, nel senso che ero incuriosita da cosa la gente poteva pensare di me, ‘chiusa’ in una scatola itinerante nel bel mezzo di un parco. C’era chi mi sorrideva, chi guardava e passava oltre, chi si fermava a prendere i volantini che ne descrivevano il progetto e chi invece mi ha chiesto dall’esterno se fosse possibile visitare il modulo. Ho accolto con sorriso chi, tra architetti e ingegneri, con una bella curiosità mi ha chiesto come fosse stata la vita lì e come stesse procedendo. La comunicazione con l’esterno avveniva , quindi, attraverso segnali non verbali, con sorrisi, saluti e curiosità che si intravedeva negli sguardi dei passanti. Con questo, mi sono resa conto di quanto spesso non sia importante l’uso della parola per trasmettere un messaggio o una sensazione. Spesso basta uno sguardo per intenderci con qualcuno. Come quando siamo in confidenza con una persona o quando ancora meglio non lo siamo e ci accorgiamo che uno sguardo è bastato davvero. E qui ci stupiamo.

I progettisti del modulo sono stati gentilissimi per ogni aspetto della vita in Biosphera e l’augurio migliore che possa fare loro è quello di continuare a crederci e di portare il progetto sempre verso la concretezza così da trasmettere i valori della vita a basso impatto ambientale e di iniziare a rivoluzionare i concetti del vivere bene in una società così tanto consumistica come la nostra.

Noemi Scarale