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Allora eccoci, finalmente!
Dal 1 marzo, giorno in cui il modulo di BiosPHera 2.0 è stato presentato, mi ero immaginato come sarebbero potuti essere i miei giorni qui…con quella emozione che mi ha evocato ricordi d’infanzia…e avvicinandomi alla scadenza aumentava quella sensazione di curiosità nel trovarsi ad essere parte di un’esperimento in un contesto che quotidianamente affronto dal punto di vista lavorativo.

Mi chiamo Alberto Maria Barbero, sono nato e e ho vissuto a Torino fino ai 29 anni. Poi la vita ed il lavoro mi hanno portato a Monza dove risiedo da 17 anni. Sono sposato, ho tre figli e da nove anni lavoro per il gruppo Zehnder, occupandomi come Sales Area Manager, di VMC climatica e di tutto il mondo che gira e si sviluppa intorno all’edilizia ad alta efficienza energetica. Quando sono stato coinvolto nell’esperienza di BiosPHera 2.0 (mi trovavo alla Klimahaus di Bolzano e me ne parlò l’amico Francesco Nesi) ho pensato che fosse un’esperienza interessante, come altre già vissute nel mio settore lavorativo.

Poi il 1 marzo ho sentito che questa esperienza non sarebbe stata esattamente “come le altre”…l’arrivo nella cornice di Courmayeur, del Pavillion du Frety e di Punta Helbronner, unita ad una splendida giornata e ad una buona compagnia di amici e progettisti ha dato un buon viatico allo svolgimento della giornata. Durante la conferenza poi, mi hanno colpito in modo particolare tre interventi: Mirko Taglietti, il perno di questo progetto, che con il suo accento bergamasco e la sua concretezza operativa ha presentato BiosPHera 2.0 coinvolgendo chi lo ascoltava, con il suo entusiasmo e attraverso un approccio deciso e tangibile che ha spiegato le ragioni concrete di un “esperimento” i cui risvolti reali, pratici, progettuali, costruttivi e di business sono già il presente di un panorama urbano in evoluzione sempre più accelerata e non solo una teorica e futuribile ricerca accademica. Molto coinvolgente é stato poi ascoltare il prof. Barbiero che con soavità ha condotto l’uditorio nei concetti del Biophilic Design, dando anch’egli un taglio concreto ad un’integrazione ambiente costruzione, volto all’impatto sull’individuo, che ha interessato tutti noi che avevamo il piacere di ascoltarlo. Infine l’intervento dei “ragazzi” di Elio, il gruppo di lavoro del DAD del Poli di Torino che ha passato le notti sul progetto di BiosPHera 2.0 ha dato una vitalità ed un entusiasmo alla presentazione di questo modulo abitativo che ha trasmesso tutta la passione che c’è dietro (e dentro direi) questo progetto in cui ora mi trovo a vivere.

La decisione di essere per tre giorni un “inquilino” di BiosPHera 2.0 è maturata subito. Zehnder aveva realizzato gli impianti di VMC presenti nel modulo, la mia quotidianità operativa è quella di vivere tra progetti di edifici ad altissima efficienza energetica…due più due…non potevo che buttarmi a capofitto in questa esperienza. E così il 31 marzo sono partito da Monza con una borsa leggera e una certa emozione. A Ivrea ho raccolto Paolo, il mio compagno d’avventura, torinese titolare dell’agenzia Zehnder in Piemonte e Val d’Aosta, nonché caro amico con cui la convivenza in 25 mq sarà sicuramente piacevole. E in men che non si dica siamo dentro. Consegna chiavi, due parole e la porta di BiosPHera 2.0 si è già chiusa alle nostre spalle. Con me una videocamera per provare a fare un diario di bordo e via. Un po spaesati, iniziamo subito a sentire che questo “guscio” sarà casa per tre giorni. E la prima cosa che ci fa sentire che siamo “protetti” è l’effetto acustico. Ciò che è dentro è dentro. Ciò che è fuori resta fuori. Il piazzale delle funivie di Courmayeur è un acquario, dove passano poche persone mute dietro le ampie finestre da cui guardiamo il mondo.

Il profumo poi, il profumo di legno è piacevole. La temperatura è di 21 gradi internamente mentre fuori viaggiamo a 3,5 gradi con un percepito di zero. Come lo sappiamo? Beh BiosPHera è tutta un sensore e fin dal nostro arrivo scarichiamo le app che ci permettono di monitorare in tempo reale svariati parametri interni ed esterni a casa. CO2, dB, temperatura, pressione, umidità sono solo alcune delle misurazioni che ininterrottamente monitorano questo involucro efficientissimo. Indossiamo anche il bracciale che ci permetterà di verificare e trasmettere i nostri parametri biometrici dal battito cardiaco alla pressione e via dicendo, per studiare come e quanto il luogo in cui siamo influirà sul nostro stato fisico. Regole? Obblighi? Nulla in particolare. Non siamo nella casa di un Grande Fratello per cui possiamo gestire liberamente entrate e uscite. Per i successivi tre giorni però vivremo molto la casa e in casa perché questo è lo scopo della nostra permanenza qui. Quindi eccoci a preparare il primo pranzo, senza portate da stella Michelin, ma utile a sentirsi sazi e poi subito a monitore gli effetti del “momento cucina” sulle condizioni interne…tutto eccellente. La casa resta sempre in temperature comprese tra 20.0 e 21.5 gradi, l’acqua calda della doccia non manca e la ventilazione ci fornisce un confortevole ricambio d’aria senza disperdere alcunché. Abbiamo solo qualche problema a collegarci ai social istituzionali di BiosPHera 2.0 dove dovremmo postare blog e foto…recupereremo.

Dalle finestre si affacciano ogni tanto sciatori, turisti giapponesi e coppie che sbirciano in casa. Guardano e assumono espressioni stupefatte quando qualcuno di noi esce dalla porta di casa, vuoi per buttare la spazzatura, vuoi per andare nel bagno della struttura limitrofa a BiosPHera. Già perché questo è l’unico neo. Il bagno chimico interno è momentaneamente fuori uso per cui nei tre giorni usufruiremo di un bagno (riscaldato) della vicina struttura delle funivie. Il tempo scorre tra un monitoraggio, uno spostamento sonde per test e prove, un po di relax e qualche breve uscita per spesa e una polenta valdostana. Il locale tecnico interno è la parte meno frequentata perché le temperature interne sfiorano i 50 gradi ma una volta chiusa la porta è come non ci fosse. L’ambiente è davvero tranquillo. Rilassante. Fuori le condizioni meteo peggiorano, piove a dirotto. Dentro invece nulla muta. La temperatura resta quella ed i rumori di fuori non arrivano.

Davvero confortevole. E le notti? Nulla di diverso dal giorno. Arrivati con il nostro sacco letto per dormire a 20 gradi, spesso ci siamo trovati ad uscirne perché la T-shirt e i calzoncini corti del pigiama erano più che sufficienti a sentirsi bene…e ora…ora siamo qui. A fare le valige ed a rimettere a posto questo posto. Che da “casa” tornerà ad essere BiosPHera 2.0. Esperienza davvero piacevole personalmente, costruttiva dal punto di vista professionale e…che dire…aspettiamo il 3.0….due volontari ci sono già…certo che sarà una bella sfida tentare di migliorare questa piccola confortevole tecnologica casa del domani, perché come diceva una canzone “domani è già qui”