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Per lavorare nel settore dell’alta ristorazione serve mettere in campo, oltre a un enorme sacrificio, anche un approccio sostenibile, tanta abilità e tecnica. Questa professione, infatti, richiede conoscenze approfondite e attenzione, una grande passione e adeguate capacità manuali. Il ruolo di chef di alta ristorazione oggi giorno è diventato importante, strategico per l’Italia ed è fondamentale avere le competenze adeguate per riuscire a portarlo avanti con soddisfazione. Per iniziare questa attività è necessario intraprendere una formazione specifica sia nella fase di diploma, che in quella seguente. Il primo passaggio, quindi, è quello di conseguire il titolo della scuola secondaria o di secondo grado.

Vediamo quali sono le competenze che devi necessariamente avere e il percorso più adatto per questa attività.

Alta ristorazione, il percorso di studi

Per sfondare nel campo dell’alta ristorazione, è molto importante seguire dei corsi di specializzazione specifici post diploma. Il settore dell’alta ristorazione è molto delicato e richiede numerose competenze non solo manageriali, ma anche pratiche e tecniche. Bisogna innanzitutto imparare a riconoscere la qualità del cibo, nonché avere una grande passione e cura per ogni più minimo dettaglio. Il percorso migliore da seguire è quello che inizia frequentando un istituto alberghiero. Va detto anche che si può diventare uno Chef professionista pur non avendo un percorso formativo alberghiero specifico alle spalle. A chi è rimasto indietro con il percorso di studi e desidera prendere un diploma per diventare Chef, consigliamo di leggere in questa pagina sui corsi del recupero anni scolastici bergamo.

Che tu decida di intraprendere la scuola alberghiera o un corso di formazione professionale, potrai decidere in quale ruolo specializzarti come quello, ad esempio, del sommelier, del pasticcere o dello chef. Inoltre, anche la figura del responsabile di sala nell’alta ristorazione, ovvero un maitre specializzato, è molto importante in questo comparto produttivo. Al contrario, chi invece vuole intraprendere la carriera di manager del settore dell’alta ristorazione deve acquisire competenze più tecniche, economiche o gestionali. La scelta ideale è quella di conseguire un titolo universitario in tal senso.

La specializzazione nel settore dell’alta ristorazione

La specializzazione rappresenta un elemento chiave per chi vuole fare carriera nel mondo dell’alta ristorazione. Sia per i ruoli operativi che quelli manageriali, conseguire dei corsi specifici è molto importante e aiuta a raggiungere anche gli obiettivi più difficili. Se vuoi arrivare ai vertici della carriera manageriale devi scegliere corsi di alta specializzazione nel settore agroalimentare e del marketing. Mentre, invece, se vuoi acquisire competenze pratiche devi optare per dei corsi professionali specifici. Parliamo, a titolo esemplificativo, di quelli per chef, pasticcere, sommelier o quelle per diventare direttori di sala.

Tutti questi corsi possono essere conseguiti verso enti specializzati in Italia. Non sai quale scegliere? Non ti preoccupare: ve ne sono tanti specializzati nel settore della ristorazione o dell’hospitality. Scegliere scuole professionali serie è obbligatorio, trovare quelle prestigiose, sarà un plus per il tuo curriculum.

Alcuni consigli per sfondare nel mondo dell’alta ristorazione

L’alta ristorazione richiede competenze trasversali e, quindi, non basta solo una buona formazione ma anche tanta pratica per riuscire nell’intento di diventare un nome importante in questo ambito. A tal fine potrebbe essere utile, ad esempio, acquisire tanta esperienza anche in un Paese estero oppure in un ambiente multidisciplinare. Tali esperienze ti faranno acquisire delle abilità preziose per realizzare vari tipi di piatti, utili nella gestione di diversi locali e di cucine di grandezze differenti. Uno chef o un responsabile di sala che ha fatto esperienze all’estero di certo avrà competenze molto più trasversali e diffuse, rispetto, invece, a chi ha conseguito la sua formazione solo in Italia.

Per questo, chi vuole sfondare in questo settore non può non prendere in considerazione l’opportunità di fare tante esperienze anche all’estero, cioè in giro per il mondo. Solo così potrai diventare professionalmente più appetibile per le attività che assumono in questo comparto oppure per acquisire tutto ciò che serve per gestire al meglio la propria attività nel settore dell’alta ristorazione.

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I giochi di ruolo sono noti in tutto il globo e consentono di recitare, inventare e immergersi in un’avventura fantastica, cercando di immedesimarsi al meglio nel personaggio che si è scelto di interpretare. Secondo alcuni esperti la loro storia inizia nel 1974, ma altri fanno risalire le loro radici addirittura al Seicento.

 

Giochi di ruolo: la definizione

I giochi di ruolo o role-playing games sono chiamati così proprio perché i giocatori interpretano dei personaggi a loro scelta, che possono essere immaginari, magari ispirati a quelli di una trama di un film e/o romanzi, o direttamente altri reali. Tra questi ultimi ad esempio possono esserci quelli storici, Vip o altri. In questo modo l’attività ludica diventa una sorta di spettacolo teatrale, ma il punto è che il giocatore non sarà uno spettatore, bensì un vero e proprio attore. Diventerà quindi colui o colei che contribuisce a creare una storia.

Non ci saranno vincitori, perché tutti dovranno contribuire a realizzare trame seguendo le regole dettate da un giocatore chiamato “dungeon master” o a volte anche “game master”. Chiarite queste caratteristiche principali di questi tipi di giochi, può essere curioso scoprire anche come siano nati. Oggi sono conosciuti in tutto il mondo, ma chi li ha creati?

 

La storia

Tutto iniziò nel 1974, quando Gary Gigax e Dave Arneson realizzarono OD&G, sigla che indica “Original D&D”, ovvero Dungeons & Dragons, che è considerato proprio il primo gioco di ruolo. I suoi inventori erano due designer di origine americana e per inventare il gioco in questione presero spunto da quelli che facevano parte della tipologia “wargame”. Con questo termine si fa riferimento ad attività ludiche che hanno un regolamento abbastanza complesso, dato che le indicazioni per giocare che devono essere seguire sono svariate. In più si usano miniature per dare forma a tante riproduzioni di imprese storiche, specialmente guerre. In realtà si possono anche “combattere” battaglie totalmente inventate. La differenza fondamentale tra il wargame e il nuovo genere che i due designer idearono però risiede nel fatto che la prima categoria comprende scontri che avvengono proprio tra due schieramenti, mentre con un normale gioco di ruolo ogni giocatore interpreta un solo personaggio. Gigax e Arneson furono quindi i primi che idearono tale seconda tipologia di giochi. Da qui poi sono nate tantissime varianti. Si pensi infatti che addirittura in alcuni giochi di ruolo chi gioca si traveste, indossando proprio costumi tipici di persone esistite in altre epoche o che presentano un aspetto totalmente inventato.

Per quanto riguarda i cenni storici poi si possono anche evidenziare alcuni dettagli, come l’anno in cui furono ideati i wargame. Secondo alcuni studiosi fu Johann Christian Ludwig Hellwig che nel 1780 creò una mappatura con ben 1666 caselle su cui giocare. Come accennato però, il primo vero e proprio gioco di ruolo è quello di Gigax e Arneson. Dato che però alla fine in queste attività ludiche si deve semplicemente improvvisare, tenendo conto delle regole del game master, le origini di tale improvvisazione si fanno risalire persino al Seicento. In quel periodo infatti era presente la “Commedia dell’arte”, intesa come forma teatrale che seguiva un canovaccio, ovvero l’arte di improvvisare considerando regole base. C’erano infatti alcuni personaggi fissi, ma dialoghi e azioni erano proprio inventati sul momento. Per questo motivo, secondo alcuni esperti, i giochi di ruolo deriverebbero proprio da quell’epoca antica.

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La calce idrata è un materiale utilizzato in diversi settori, tra cui l'agricoltura. In questo campo, viene spesso impiegata per neutralizzare il pH del terreno, che può essere troppo acido o troppo alcalino per determinate colture. Il pH del terreno è un indicatore della sua acidità o alcalinità, che viene misurato su una scala da 0 a 14. Un terreno con pH compreso tra 6 e 7 è considerato neutro, mentre valori inferiori indicano una maggiore acidità e valori superiori una maggiore alcalinità. Ogni coltura ha un range di pH ottimale in cui cresce meglio, quindi è importante mantenere il pH del terreno all'interno di questo range per ottenere il massimo rendimento. La calce idrata in agricoltura viene utilizzata per aumentare il pH del terreno, ovvero per renderlo meno acido. Ciò può essere particolarmente utile per colture come patate, pomodori e peperoni, che crescono meglio in terreni leggermente alcalini. Inoltre, la calce idrata ha anche proprietà disinfettanti, quindi può essere utilizzata per prevenire la diffusione di malattie delle piante. Tuttavia, è importante utilizzare la calce idrata con moderazione, poiché un eccesso di alcalinità può essere dannoso per alcune colture. Inoltre, la calce idrata può aumentare la durezza dell'acqua, rendendola meno adatta per l'irrigazione. Pertanto, è importante seguire attentamente le istruzioni del produttore e fare riferimento a fonti autorevoli, come l'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) o il Ministero dell'Agricoltura, per ottenere informazioni precise e aggiornate sull'utilizzo della calce idrata in agricoltura. Oltre alla calce idrata, esistono anche altri modi per regolare il pH del terreno, come l'utilizzo di composti organici o di fertilizzanti a base di calcio. Tuttavia, è importante ricordare che il pH del terreno è solo uno dei molti fattori che influiscono sulla crescita delle piante e che è necessario considerare anche altri aspetti, come la disponibilità di nutrienti, l'umidità e la temperatura, per garantire il massimo rendimento delle colture.

 

Che differenza c'è tra calce viva e calce idrata?

La calce viva e la calce idrata sono entrambe sostanze utilizzate nell'agricoltura. Entrambe sono utilizzate come fertilizzanti, ma hanno alcune differenze importanti. La calce viva è una miscela di carbonato di calcio e di ossido di calcio che si trova in natura. E' anche conosciuta come calce bruciata ed è una sostanza solida a temperatura ambiente. La calce viva viene generalmente prodotta con un processo chiamato calcination, che prevede l'aggiunta di calore a un materiale ricco di carbonato di calcio, come la pietra calcarea. La reazione provoca la decomposizione del carbonato in ossido di calcio e anidride carbonica.

La calce idrata, al contrario della calce viva, è un composto chimico composto da carbonato di calcio e acqua. Si forma quando il carbonato di calcio reagisce con l'acqua, formando una sostanza pastosa o liquida. A differenza della calce viva, la calce idrata non è solida a temperatura ambiente ed ha un aspetto simile a quello della crema da barba.

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L’attenzione alla sostenibilità a livello di edilizia è diventata sempre più rilevante negli ultimi anni: e se è vero che esistono diverse strategie che permettono di migliorare questa caratteristica anche in abitazioni già esistenti, è anche vero che installare un impianto fotovoltaico domestico con accumulo può rivelarsi davvero la situazione vincente da diversi punti di vista.

A cominciare dal risparmio economico: infatti i sistemi fotovoltaici hanno visto negli anni abbassare il loro costo, come si può facilmente scoprire qui, diventando davvero a portata di tutte le tasche. Inoltre le dimensioni dei vari elementi si sono ridotte e sono diventate molto più semplici le procedure di installazione.

Per fornire di un impianto fotovoltaico completo in modo semplice la propria abitazione, la scelta può essere anche quella di un kit fotovoltaico 6kW con accumulo: ne esistono di diverse “potenze” e la presenza del sistema di accumulo, cioè della batteria, permette di ottimizzare al massimo l’autoconsumo e il risparmio complessivo.

 

Perché scegliere un fotovoltaico con accumulo?

Ma perché quella del sistema con accumulo è sicuramente la situazione migliore in ottica di sostenibilità e non solo? I kit fotovoltaici con sistema di accumulo, che sono dotati di tutti gli elementi necessari per un impianto completo, hanno un costo di partenza maggiore rispetto a quelli che non sono dotati di batteria.

Quindi potrebbe sembrare un controsenso parlare di risparmio per un impianto del genere. La realtà è del tutto diversa: un impianto fotovoltaico con sistema di accumulo affianca al risparmio energetico in bollette anche la massima efficacia in termini di sostenibilità, nonostante i costi iniziali siano più elevati rispetto a un impianto “classico” (cioè con cessione dell’energia prodotta in eccesso alla rete di distribuzione nazionale).

Questo accade perché un impianto con accumulo può arrivare persino ad azzerare la bolletta elettrica. Infatti, se si sceglie un impianto correttamente dimensionato a seconda delle esigenze della propria abitazione a livello elettrico, durante le ore diurne è possibile non solo produrre l’energia elettrica necessaria al normale funzionamento della casa, ma anche immagazzinare l’energia prodotta in eccesso all’interno della batteria.

Energia che potrà essere utilizzata durante le ore serali e notturne: in questo modo in diversi casi non sarà più necessario richiedere energia alla rete di distribuzione nazionale e la bolletta energetica si potrà realmente azzerare.

 

Energia prodotta in eccesso: non va sprecata

A seconda della potenza dell’impianto fotovoltaico installato è anche possibile, anzi probabile, che l’energia prodotta vada a caricare completamente la batteria o le batterie che fanno parte dell’impianto stesso. In questo caso l’eventuale energia prodotta in eccesso non va sprecata: grazie infatti ai moderni inverter, l’energia viene ceduta alla rete di distribuzione.

Oltre ad azzerare la bolletta elettrica con questo tipo di impianto diventa possibile quindi massimizzare l'auto produzione: quindi non è più necessario richiedere elettricità da fonti esterne (che spesso la producono attraverso combustibili fossili, dannosi per l’ambiente.

 

I pannelli fotovoltaici: una scelta sostenibile

Quindi l’installazione di un impianto fotovoltaico domestico rappresenta sicuramente un passo avanti importante nel campo della sostenibilità ambientale nell’edilizia. Infatti in molti casi permettono di ottenere l’autosufficienza a livello di produzione elettrica per le case e inoltre di rifornire di energia “green” la rete di distribuzione nazionale.

Risultati importanti che hanno un grande impatto a livello ambientale: la diffusione di questo tipo di impianti, favorita anche dalle semplificazioni a livello burocratico messe in atto negli ultimi anni, permette di fare un passo avanti anche nel delicato settore dell’efficienza e autonomia energetica a livello nazionale.

È importante inoltre ricordare che l’installazione di un impianto fotovoltaico gode di diversi incentivi messi in campo dal governo: che possono tradursi o in un credito d’imposta o su uno sconto ottenuto direttamente in fattura.

 

Installare i pannelli fotovoltaici

Per l’installazione dei pannelli fotovoltaici e la configurazione dell’impianto, è sempre meglio rivolgersi a un tecnico esperto nel settore. Questo perché saprà consigliare la soluzione migliore in termini di potenza e inoltre saprà indicare quella che è la posizione migliore per l’installazione dei pannelli. Infatti la resa dell’impianto può essere influenzata anche dalla presenza di elementi esterni (per esempio alberi) che ombreggiano i pannelli: anche se con i moderni moduli questa problematica è molto ridotta, come tutte quelle legate a eventuali perdite di efficienza.

Da notare poi che la durata dei diversi elementi degli impianti fotovoltaici si è fatta sempre più lunga, senza una concomitante perdita di efficienza: questo vuol dire che un moderno impianto potrà produrre energia elettrica per 20-25 anni senza particolari perdite di potenza e senza richiedere una particolare manutenzione (esclusa quella ordinaria e le operazioni di pulizia).

Si tratta di un orizzonte temporale molto lungo: questo significa recuperare in un tempo relativamente breve l’investimento iniziale e continuare a lungo a azzerare o limitare moltissimo la spesa per la bolletta elettrica. Tutto senza produrre inquinamento, nell’assoluto rispetto dell’ambiente e della natura.

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La cucina, si sa, è il cuore pulsante della casa. Il luogo per eccellenza dove la famiglia si riunisce per pranzo e cena, per aperitivi con gli amici, per studiare o rilassarsi con un bel bicchiere di vino. Per avere un luogo funzionale, è importante che sia facile da usare per tutta la famiglia.

Armadietti ingegnosi, ampie superfici di lavoro, pratiche disposizioni degli elettrodomestici, attrezzature e contenitori adeguati: il vostro obiettivo è la funzionalità. Per voi abbiamo pensato ad una piccola guida per aiutarvi a progettare una cucina ultra-funzionale, che unisce praticità ed eleganza.

Quando si decide di rinnovare la cucina, ci sono diversi fattori da tenere a mente: oggi ve ne elencheremo alcuni.

Il più importante è certamente lo spazio: le dimensioni del nucleo familiare e le esigenze specifiche di ogni componente. Bisogna sempre prevedere uno spazio sufficiente per consentire a tutti una facile circolazione! Inoltre, nel caso sia previsto l’acquisto di una cantinetta vino, bisognerà regolare l’altezza dei banconi e progettare con minuzia ogni angolo. 

Siete sempre indaffarati e pranzate spesso di corsa? Oppure vi piace cucinare e vi dilettate con menù sempre nuovi? Di certo accontentare il maggior numero di persone del nucleo familiare rende la vita più facile.

Avere a disposizione una cucina adeguata, infatti, aumenta la voglia di sperimentare con il cibo: ogni pasto sarà una piacevole esperienza.

Se state pensando in futuro alla vendita della casa, dovreste riflettere su quali aggiornamenti potrebbero farne alzare il prezzo in maniera significativa: infissi nuovi, aria condizionata, mobili di design, una cantinetta vino, chi più ne ha ne metta, insomma!

La rinnovazione di una cucina – oppure una ristrutturazione di base – vi garantiranno dei vantaggi ecologici: a causa dei costi energetici in costante aumento, un altro aspetto da tenere a mente è l’ecologia del vostro ambiente quotidiano. Nuovi e migliori elettrodomestici hanno in genere prestazioni migliori, consumando meno energia, facendovi risparmiare!

Se è previsto l’acquisto di una cantinetta vino, per esempio, potreste pensare di ampliare l’angolo intrattenimento della cucina, aumentando i posti a sedere o con un elegante divano ad isola, nel caso abbiate una cucina un open space. Nel caso non dovessi possedere abbastanza spazio a disposizione per una cantinetta vino, potresti orientarti per l’acquisto di una cantinetta vino ad incasso: l’ideale se disponete di poco spazio e se, avendo ospiti, non avete voglia di andare lontano a prendere un’altra bottiglia da servire in tavola. Inoltre, è importante conservare il vino in un luogo che non sia soggetto a cambi di temperatura, umidità e luce.

La ristrutturazione della cucina, però, non riguarda unicamente il lato estetico. Si può anche puntare su un migliore utilizzo dello spazio, aggiungere ulteriori funzionalità o integrare la cucina con altre aree, come ad esempio creando una zona open space con il salotto. 

Prima di iniziare a pianificare il progetto di ristrutturazione della cucina, è bene stabilire con precisione gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Questo vi aiuterà a snellire il processo di rinnovazione e a garantire che tutti i soggetti coinvolti siano dello stesso parere sin dall’inizio.

Se state pensando di ritinteggiare l’ambiente casalingo, tenete a mente che i colori neutri sono sempre i migliori, soprattutto se prevedete in futuro prossimo di mettere sul mercato l'immobile. Le cucine dai toni chiari, e in particolare i mobili e piani da cucina bianchi, sono molto richiesti in quanto soddisfano una vasta gamma di gusti e appaiono subito puliti e luminosi: un aspetto fondamentale per voi e potenziali acquirenti.

Risparmiate spazio con elettrodomestici da incasso – come una cantinetta ad incasso pratica e facilmente adattabile – che si incastri perfettamente al design della vostra nuova cucina. Pensate sempre che gli elettrodomestici da incasso di buona qualità devono avere un aspetto elegante e moderno e possedere le tecnologie più recenti per semplificare la vita di tutti i giorni. Ad esempio, uno degli elementi migliori delle cantinette vino è che rendono immediatamente la casa più lussuosa ed elegante, senza avere dei costi eccessivi.

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Con la diffusione di Internet sono nate diverse nuove professioni e tra quelle più richieste attualmente, spicca la figura del web designer freelance. Per diventare web designer freelance vi è bisogno di avere competenze tecnologiche, grafiche e informatiche, in modo tale da rendere i siti facilmente navigabili e visivamente accattivanti. Se volete iniziare un’attività di web designer è necessario però, anche occuparsi della parte burocratica e fiscale. Vediamo insieme quali sono i requisiti e le procedure per diventare web designer freelance.

 

Iniziare a lavorare come web designer freelance

Per diventare web designer iniziare a lavorare come web designer freelance, oltre ad avere la formazione di base per iniziare l’attività, bisogna innanzitutto aprire una partita IVA. Sono infatti necessari una serie di adempimenti fiscali e burocratici, per i quali potete ricevere l’aiuto low cost di Fiscozen, un consulente fiscale che vi aiuterà a gestire tutta la pratica e ad avviare la partita IVA in regime forfettario. Ovvero quella di cui avete bisogno per esercitare questa professione, senza finire schiacciati dal peso delle imposte. Inoltre, è bene accettarsi di avere tutte le competenze informatiche e tecniche necessarie per questa attività.

 

Cosa fa un web designer freelance

Il web designer è colui o colei che realizza un sito internet. È freelance, dunque lavora in proprio: si occupa sia della parte grafica che di quella tecnica. Quindi è necessario avere delle competenze professionali in termini di linguaggio di programmazione come HTML, CSS, PHP, nonché la conoscenza dei principali CMS, Java, Jquery e le competenze sul design responsive. Inoltre, è opportuno anche avere delle competenze per quanto concerne gli aspetti del web marketing, del copywriting, del SEO, SEM e del social media marketing. In tal modo avrete l’opportunità di realizzare un portale che possa garantire una user experience soddisfacente. Le competenze cioè, vanno da quelle grafiche a quelle informatiche: nel caso non ne abbiate a sufficienza, valutate la necessità di acquisirle attraverso specifici corsi di formazione. Il web designer che si rispetti deve essere sempre aggiornato sulle tendenze e anche sull’evoluzione della tecnologia. È molto importante poi stare al passo con i dettami dei social network che sono parte integrante della realizzazione di un sito. Non basta solo l’esperienza, ma anche l’aggiornamento è fondamentale!

 

Promuovere la professione di web designer freelance

Un’altra cosa importante per avere successo come web designer freelance è promuovere sé stessi, attraverso la pubblicazione di un portfolio che metta in mostra le vostre competenze e quali sono le vostre capacità. Con l’aiuto di internet potrete promuovere voi stessi con specifiche pubblicità sia su Google che sui social network? Non dimenticate anche di promuovere la vostra attività nel mondo reale, quindi partecipando a fiere o eventi, sempre muniti di biglietti da visita, in modo tale che potete intercettare dei clienti anche nel vostro territorio.

 

Quanto guadagna un web designer freelance

Un web designer freelance può avere un guadagno variabile a seconda del numero di clienti che è in grado di acquisire. In genere, può decidere di stabilire un costo orario per le sue competenze o farsi pagare anche a pacchetto o a progetto. Tutto dipende dal tipo di lavoro che avete intenzione di fare e dal progetto in cui siete coinvolti. Una volta stabilito il prezzario, siete pronti per promuovere le vostre offerte ai potenziali clienti, cercando d’intercettarne sempre di più! Che aspettate?

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I giocattoli magnetici sono educativi e divertenti per i bambini. Mentre giocano con i magneti, imparano scienze, matematica, fisica e altro ancora. Quando si tratta di magneti, ce ne sono molti tipi. È importante scegliere quello giusto per il tuo bambino. Ci sono giocattoli da costruzione magnetici come blocchi, bastoncini, palline e piastrelle. Inoltre, ci sono lettere magnetiche con cui i bambini possono giocare. Questo li aiuterà a imparare le lettere e a formare prime parole.

Tutti questi giocattoli magnetici sono buoni giocattoli da costruzione STEM. I bambini giocheranno con loro in modi diversi negli anni a venire. Il tuo ingegnere in erba potrà utilizzare manipolatori magnetici per aumentare il ragionamento spaziale, la creatività e le capacità di pensiero critico. È ancora più divertente quando possono combinare diversi set, come un set di sfere magnetiche con un set di blocchi magnetici. È importante sapere, tuttavia, che i giocattoli magnetici possono essere molto pericolosi, perché potrebbero causare soffocamento se ingeriti dai bambini più piccoli. Per questo motivo è consigliabile sempre supervisionare i bambini durante il gioco.

Per saperne di più e, perché no, acquistare online il tuo set di giocattoli puoi andare su Geomagworld.com È tuttavia importante conoscere i giocattoli da costruzione magnetici prima di acquistare un set. Continua a leggere per imparare le differenze tra blocchi magnetici, sfere magnetiche, piastrelle, bastoncini e giocattoli magnetici in modo che tu possa fare la scelta migliore per il tuo bambino.

Blocchi magnetici

Quando pensi ai blocchi magnetici, potresti pensare ai cubi magnetici, proprio come i blocchi di legno. Tuttavia, la maggior parte dei blocchi magnetici oggi sono più simili a piastrelle. Di solito vengono venduti in set con colori vivaci dove puoi vedere attraverso. Le forme sono realizzate con plastica resistente. Ogni pezzo è magnetico. Queste tessere avranno potenti magneti, quindi le build tengono tutta la struttura insieme. I bambini impareranno forme e colori giocando con queste tessere. I set di tessere e blocchi magnetici includono triangoli, quadrati e rettangoli perché hanno un bordo dritto.

Ciò significa che probabilmente non troverai le tessere magnetiche a forma di cerchio. L'idea è che i bambini abbinino i lati in modo che si attacchino e si tengano insieme.

Includere diverse forme

I set includeranno diverse dimensioni di ciascuna forma, ovvero due o tre triangoli, rettangoli e quadrati di dimensioni diverse. Alcuni set più grandi includono esagoni. Alcuni set includono ruote per i bambini per costruire veicoli e macchine. Questo aiuta a mantenerlo interessante e così i bambini possono creare e costruire cose diverse. Aiuterà anche i bambini a imparare le forme e l'ordinamento.

I bambini possono costruire cubi o piramidi in base al colore, se lo desiderano. Possono costruire regni e torri in posizione verticale o costruire più in basso e orizzontalmente. Ci sono infinite possibilità di gioco.

Le tessere magnetiche

Oltre ad essere ottimi giocattoli educativi per l'apprendimento STEM, le tessere magnetiche, non occupano molto spazio e si adattano bene all'interno di una scatola di plastica. Questo rende le tessere magnetiche portatili e ottimali per far giocare i bambini. È importante acquistare abbastanza tessere. Molti set vengono forniti solo con 30 – 150 tessere magnetiche. Anche se all'inizio sarà divertente, probabilmente non manterrà l'interesse dei bambini a lungo termine. Pensalo come altri giocattoli da costruzione, come i mattoncini LEGO. Più pezzi hanno, più possono creare.

Trova un set che ti piace. Dopo che tuo figlio ha mostrato interesse e sai che è un prodotto di qualità, acquista più piastrelle se puoi, per variare l’offerta e di conseguenza la complessità delle costruzioni. La maggior parte dei set di blocchi magnetici includerà indicazioni per le idee. Tuttavia, i bambini si divertiranno a costruire le proprie creazioni. Come tutti i giocattoli magnetici, questi set stimoleranno la creatività e l'immaginazione. Sono educativi e aiuteranno i bambini a perfezionare le loro capacità motorie e la coordinazione occhio-mano.

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Le zanzariere plissettate rappresentano una moderna ed innovativa protezione degli ambienti domestici dagli insetti. Si tratta infatti di un’efficace barriera per impedire che specie d’estate questi minuscoli esseri infestino e prolifichino in casa, creando problemi sia a livello di comfort personale che di igiene. Da ciò si evince che la pulizia periodica è un fattore determinante e che in molti casi si rivela preziosa soprattutto quando la suddetta zanzariera non scorre come dovrebbe negli appositi binari. In riferimento a quanto sin qui premesso, vediamo come pulire le zanzariere plissettate e quali sono i validi motivi per eseguire tale lavoro.

Gli schermi a protezione degli insetti richiedono generalmente una manutenzione ridotta, anche se la pulizia delle zanzariere plissettate è necessaria in quanto queste strutture non sono progettate per il vento eccessivo, e soprattutto devono scorrere agevolmente nei propri binari come in genere si usa fare per una veranda. Pulirle (ecco come fare https://www.shark-net.com/come-pulire-la-zanzariera-plissettata/) è altresì importante poiché le zanzariere plissettate sono state progettate per scorrere in apposite calettature, con queste ultime che per garantire il miglior risultato, devono essere prive di detriti o spessori causati da sporco eccessivo.

Cura e pulizia delle zanzariere plissettate

La pulizia delle zanzariere plissettate dovrebbe avvenire almeno ogni sei mesi in un ambiente domestico medio, ogni tre se si trova nel centro della città e mensilmente se installate in un ambiente industriale o costiero. Lo scopo è di evitare l’accumulo di polvere e detriti nei binari in cui scorrono ed in particolare in quello inferiore. Questa manutenzione serve infatti proprio per far traslare agevolmente la struttura senza nessun intoppo e quindi con un minimo di sforzo fisico. Detto ciò per entrare nel dettaglio, in primis va detto che l’operazione iniziale da fare consiste nel ritrarre la zanzariera in modo da accedere al binario. In secondo luogo conviene utilizzare un aspirapolvere oppure usare una spazzola. Fatto ciò va aggiunto che anche la rete di cui la zanzariera plissettata si compone, deve essere pulita regolarmente per mantenere una visuale e un flusso d’aria liberi. Infine se la rete presenta escrementi di insetti, l’uso di una spugna leggermente imbevuta in acqua oppure di un prodotto spray sanificante a base di acido citrico serve per renderla di nuovo fresca e pulita.

Manutenzione ideale per le zanzariere plissettate in alluminio

Quando si parla di zanzariere plissettate ci si riferisce anche a quelle con finiture anodizzate. In questo caso per sapere come pulire la zanzariera plissettata, è necessario innanzitutto programmare ed eseguire una manutenzione molto semplice ma comunque regolare. In generale l’alluminio anodizzato deve essere pulito almeno ogni tre mesi e mensilmente (con acqua fredda) in zone costiere dove la salsedine è prevalente. Premesso ciò, l’operazione deve avvenire iniziando in primis con la rimozione accurata di eventuali detriti usando una spugna leggermente bagnata.

In secondo luogo si può applicare una soluzione detergente per la casa per rimuovere polvere, sale, sporco e altri depositi. Le finiture anodizzate della zanzariera plissettata che presentano depositi di grasso o sporco difficile da rimuovere, devono invece essere pulite con un panno morbido imbevuto in trementina o cherosene, dopodichè si strofina con uno straccio asciutto. Alla fine alla domanda come lavare le zanzariere plissettate con telaio in alluminio anodizzato, la risposta è breve ed esaustiva; infatti, bisogna usare soltanto abbondante acqua dolce e pulita. A margine è importante sottolineare che per la suddetta pulizia, non bisogna mai far ricorso a lana d’acciaio abrasiva, raschietti o liquidi acidi poiché potrebbero danneggiare irrimediabilmente il rivestimento anodizzato della zanzariera plissettata.

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Tappeto persiano non vuol dire solo “tappeto antico”. La cultura dell’annodatura dei tappeti è più viva che mai, traducendosi in magnifici esemplari che variano tantissimo per stile e materiali. Il tutto senza mai venire meno alla secolare arte e manualità necessaria per la creazione di tappeti. Lasciate che vi presentiamo i tappeti persiani moderni.

Quali sono i tappeti rientrano in questa categoria?

La prima discriminate che dobbiamo fare è temporale: i tappeti creati prima del 1930 non rientrano in questa categoria; si tratta infatti di tappeti antichi. Da questa decade in poi vengono considerati moderni o contemporanei.

Questi moderni manufatti provengono dal medio e lontano oriente (Iran, Turchia, Pakistan e Tibet) e cercano di mantenere gli stili e le tecniche antiche per la loro produzione, ma non è raro vedere tappeti creati con l’aiuto di macchinari o un misto di macchine e manualità umana. Vengono tuttavia considerati la naturale evoluzione dei tappeti persiani antichi. Non pensate però a torto che la qualità o il design ne risentano: spesso quando l’antico e il nuovo si incontrano, si creano opere nuove e straordinarie e questo è il caso dei tappeti contemporanei.

Come i loro “antenati”, anche questi tappeti vengono classificati in base al loro luogo di produzione. Abbiamo infatti gli Himalayan o tappeti Himalaiani, annodati dalle zone dell’India alle pendici delle catene dell’Himalaya e contraddistinti da uno stile di annodatura unico; utilizza infatti il nodo tibetano. Vengono realizzti con l’ausilio di piccole cannette di bamboo e cento nodi per pollice quadrato. Questo gli conferisce flessibilità, ma li rende anche più soggetti all’usura e a lievi modifiche del disegno se maneggiati senza la giusta cura. Anche i materiali con cui sono prodotti differiscono molto da quelli originali a volte; non è raro trovare esemplari che usano lana Kork, vello di Yak o seta, anche mischiandoli tra loro.

Spostandoci più a sud troviamo i Bhadohi, tappeti caratterizzati da disegni in stile Damasco. Uniscono una straordinaria eleganza e bellezza dei tessuti, spesso un misto di lana e seta, garantendo una morbidezza unica. Vengono annodati usando il classico nodo persiano, il nodo Ghidores, e presentano anche questi una media di cento nodi per pollice quadrato.

Tappeti patchwork, la prova che i tappeti persiani sono un investimento duraturo

La terza categoria è un caso a parte. Si tratta infatti di tappeti reloaded, ovvero tappeti rigenerati, decolorati e ritinti. Non sono riconducibili a una provenienza geografica specifica e necessitano di una lavorazione per riacquistare nuova vita: il vello viene rasato, a volte fino a scoprire la trama, successivamente ricolorato per dargli una colorazione più luminosa.

Talvolta però succede che un tappeto antico possa essere troppo rovinato per essere salvato nella sua interezza e il proprietario può decidere di tagliare i pezzi migliori e unendoli ad altri frammenti di tappeto creare un tappeto patchwork, una tipologia di tappeto non fuori dal comune quando di parla di tappeti persiani moderni.

Questa tecnica, a differenza di quello che si potrebbe pensare, è molto antica. I primi reperti dei tappeti patchwork infatti sono datati 500 anni fa e provengono dalla Turchia, i più famosi realizzati in questa zona provengono dall'Anatolia e sono Kilim, cioè senza vello. Possono essere monocromatici o policromatici.

Spesso sono tappeti molto allegri ma racchiudono in sè una certa eleganza e tradizione, diventando ideali per arredare il soggiorno di una casa moderna o le stanze dei bambini.

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Con il termine `binocolo` ci riferiamo a quell'oggetto attraverso il quale ci permette di ingrandire oggetti molto distanti da noi. Esso è in grado di fare tutto ciò grazie alle lenti speciali con cui è realizzato e ai prismi che compongono quest'ultime.
A cosa ci riferiamo, però, con il termine `binocolo professionale`?

 

COS'È UN BINOCOLO PROFESSIONALE

Ebbene, con il termine `professionale` ci riferiamo a tutti quei binocoli composti da ottime lenti, curati fin nei dettagli e caratterizzati da materiali e da un design di eccellente qualità.
Chi è alla ricerca di un binocolo del genere si rende conto che non avrà nessun problema ad ingrandire oggetti a lunga distanza, ma si rende conto anche del fatto che essi costano molto.
Per questo si potrebbe andare alla ricerca di binocoli economici, ma si sa che sono di qualità inferiore.
Per comprendere meglio come scegliere un binocolo adatto alle nostre necessità, vediamo più da vicino le varie caratteristiche di un binocolo professionale.

 

CARATTERISTICHE DI UN BINOCOLO PROFESSIONALE

Tra le valutazioni da tener conto prima di acquistare un binocolo professionale, ci sono:
• Campo visivo: è la caratteristica che ci permetterà di vedere oggetti a lunga distanza.
• Dimensioni dell'obiettivo: è la parte del binocolo che più è grande e più dettagli consente di vedere nella zona circostanze, perfino con poca luce.
• Rivestimenti ottici: questi caratterizzano un binocolo perché riducono o eliminano del tutto il riflesso della luce.
• Impermeabilità: grazie a questa caratteristica, il binocolo resisterà all'acqua, alla polvere e perfino alla nebbia. Consente alle lenti del binocolo di non appannarsi.
• Rivestimento in gomma: il suddetto rivestimento è un ottimo strumento, infatti ci consentirà di tenere facilmente il binocolo anche se è bagnato.

 

CLASSIFICA BINOCOLI PROFESSIONALI

Tuttavia, potreste comunque perdere del tempo andando alla ricerca di un binocolo professionale da acquistare.
Ecco perché di seguito ci sarà proprio per voi una classifica dei migliori binocoli professionali:

1) Olympus EXPS: binocolo realizzato con rivestimento in gomma, con un prisma di porro e caratterizzato da trattamenti antiriflesso alla luce.
La luminosità è esaltante e la profondità di campo è eccellente. Inoltre ha un ingrandimento 12x ed è anche leggero: 910 g.
Insomma, è perfetto per chi va in campeggio, fa sport oppure ama godersi la natura.

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2) Steiner Navigator Pro: questi è un binocolo eccellente, infatti è realizzato con materiali che lo rendono molto robusto ed è in grado di resistere a violenti urti.
Esso inoltre è impermeabile, il quale gli offre anti appannamento speciale, tant'è che è possibile utilizzarlo con temperature sotto lo zero (fino a -20 °C) e con temperature superiori ai 30 °C (fino a 60 °C). Ha un ingrandimento 7x, un campo visivo a 1000 m e un diametro dell'obiettivo di 50 mm.
Esso si compone addirittura di una bussola e di una pila in metallo a litio.

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3) SCOKC Tenjin 30X80: binocolo realizzato in gomma e alluminio e di dimensioni 32.5 x 23 x 10 cm. Questi si compone di un prisma di porro e un potente ingrandimento di 30x, infatti ha un obiettivo di 80 mm e viene considerato un binocolo astronomico.
Ha una performance molto robusta in alluminio, il quale lo rende resistente agli urti e sopratutto all'acqua. Si compone di prismi BaK-4, i quali lo rendono un'eccellente binocolo, perché, così facendo, esso è in grado di trasmettere un immagine chiara e nitida grazie alla luce che catturano i prismi.

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4) Olympus V501021BU000: questo binocolo consente una visualizzazione degli oggetti distanti in modo nitido, luminoso e naturale. Esso è realizzato in plastica morbida, il che lo rende abbastanza leggero. Quindi è perfetto se c'è la necessità di tenerlo a lungo tempo.
La lente ha un diametro di 42 mm e un ingrandimento ottico di 10x.
Inoltre è molto comodo per chi indossa gli occhiali. Ha una luminosità e una nitidezza perfetta per il rapporto qualità/prezzo.

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5) Bushnell Marino: binocolo blu realizzato in plastica. Si caratterizza di una lente con diametro 50 e un prisma di porro. È impermeabile all'acqua ed è resistente agli urti grazie al suo rivestimento in gomma. Inoltre si compone di lenti multistrato, le quali consentono la riduzione o l'eliminazione dei riflessi del sole (raggi UV).
Esso è progettato sopratutto per l'uso in mare, infatti anche se dovesse cadere in acqua sarà in grado di restare in superficie e il suo obiettivo ha un ingrandimento 7x, eccellente per l'utilizzo su terreni mossi.

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CONCLUSIONE

Come abbiamo visto, sono tanti i particolari che può assumere un binocolo professionale, ma se scelto con cura riusciremo a soddisfare le nostre esigenze e, sopratutto, non spenderemo tanti soldi.
Grazie ai 5 binocoli sopra menzionati, sarai in grado di acquistarne uno con molteplici funzionalità.
Adesso è arrivata l'ora dell'esplorazione!

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