Categoria: Animali

La clinica veterinaria non è come uno studio: il dottore veterinario in genere consiglia, per particolari problemi di rivolgersi a queste strutture specializzate.

La struttura che va sotto il nome di clinica veterinaria è consigliata per operazioni di una certa importanza: è in pratica la stessa differenza che passa tra uno studio medico ed una clinica.

Nella clinica veterinaria i servizi di soccorso ed emergenza per gli animali funziona 24 ore al giorno; le  attrezzature sono sofisticate quanto quelle che si utilizzano per gli esseri umani e i medici che vi operano sono specializzati e qualificati.

Uno studio veterinario, invece è costituito da una stanza ove gli animali vengono portati per controlli periodici o per malesseri non gravi, se il malessere accusato dall’animale dovesse avere cause gravi allora sarà proprio il medico veterinario ad indirizzarlo verso una clinica specialistica.

In un ambulatorio veterinario non si effettuano operazioni chirurgiche: è come il primo soccorso in ospedale.

Servizi clinica veterinaria: quali sono e quanti sono

In genere è il veterinario di fiducia ad indirizzare il padrone di un animale verso una clinica veterinaria, anche quando vi è la necessità di esami più approfonditi o per fare dei test mirati ad individuare patologie come la leishmaniosi ad esempio.

Ma una clinica veterinaria esegue anche esami più complessi di tipo batteriologico o citologico, fondamentali in circostanze particolari.

Come indispensabile è la riabilitazione e la fisioterapia nei casi gravi di displasia all’anca.

Una serie di servizi importanti e fondamentali per la salute degli animali e da cui non è possibile prescindere in alcuni casi gravi.

Sembra strano, ma anche gli animali vanno curati per obesità o per riabilitazione da un evento traumatico e una clinica veterinaria specializzata ha tutti gli strumenti per riprendere la muscolatura o per guarire l’animale da gravi forme di obesità che potrebbero portarlo alla morte.

Clinica veterinaria: la cura degli animali esotici

Da alcuni anni vi è la mania di avere come animale domestico un animale che non appartiene alla nostra zona geografica: serpenti, pappagalli, iguane; tutti animali che hanno bisogno di cure particolari e che difficilmente si possono reperire in un normale ambulatorio veterinario.

Ecco allora che la clinica veterinaria diventa un vero e proprio punto di riferimento. Non è raro che questo tipo di animali vengano colpiti da malattie particolari che non troviamo nel gatto o nel cane, comuni animali domestici.

E per la cura di dette patologie è spesso necessario ricorrere a macchinari particolari che si possono trovare in una clinica veterinaria ma non in uno studio (ed es. incubatrice che serve per conoscere il sesso di un pappagallo).

Inoltre nelle cliniche veterinarie i medici sono, in genere dei veri e propri specialisti di questa o quella branca della medicina veterinaria, e possono evitare diagnosi errate o comportamenti errati rispetto a patologie particolari o rare, specie quando si parla di animali che provengono da ambiente geografico diverso dal nostro per clima, ambiente ed ovviamente anche per patologie mediche.

Insomma laddove il malessere dell’animale è particolare, inspiegabile è bene, dopo un eventuale consulto con il veterinario di fiducia, rivolgersi ad una clinica veterinaria ben equipaggiata: ne va della salute del vostro animale di casa.

Fonte: https://www.montevento.net

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Si sa, noi italiani amiamo gli animali, tanto da avere ben 7 milioni di cani e 7,5 milioni di gatti. Se durante autunno, inverno e primavera la compagnia dei nostri animali domestici è un piacere giornaliero, quando è ora di partire per le vacanze sorge il solito dubbio: che fare con il mio cane o il mio gatto? Ovviamente l’abbandono è fuori discussione, anche perché chi è condannato per abbandono di animale domestico può andare incontro a un anno di carcere a 10.000 euro di multa.

Il dubbio più grande è un altro: se portare o meno l’animale con noi in vacanza.

Con i nonni o il pet sitter

Alcuni animali non sono fatti per viaggiare. A questa categoria appartengono di sicuro i gatti, che sono noti per essere territoriali e i cani di grossa taglia. Anche quelli di piccola taglia possono avere qualche problema se la destinazione è distante o il viaggio prevede un volo aereo o lunghe trasferte al caldo. Se il vostro animale è impossibilitavo a partire con voi, il consiglio è quello di lasciarlo a casa con qualcuno che può prendersene cura. I più fortunati avranno a disposizione amici e parenti pronti ad accogliere l’animale in casa loro o di andarlo a trovare a casa vostra tutti i giorni per dargli da bere, da mangiare e assicurarsi che stia bene. Se nessuno è disponibile potete invece rivolgervi a un pet sitter. Questi professionisti sono spesso laureati o laureandi in veterinaria, quindi esperti di animali, che dietro compenso potranno prendersi cura del vostro cane e gatto. Alcuni pet sitter possono accogliere il vostro animale in casa loro per tutta la durata del vostro viaggio. Attenzione però, a casa del pet sitter potrebbero esserci anche altri animali e la cosa potrebbe stressare il vostro cane o gatto. In alternativa il pet sitter può visitare casa vostra ogni giorno o ogni due giorni.

Se nessuna di queste due opzioni vi piace, molti canili mettono a disposizione un servizio di pensione. Se da una parte il vostro animale potrà correre e fare nuove amicizie con gli altri ospiti del canile, i padroni della struttura potrebbero essere molto impegnati e avere poco tempo da dedicare al vostro cane o gatto.

In viaggio con Fido

Chi proprio non se la sente di lasciare il proprio animale a casa può invece portarlo in viaggio. In questo caso bisogna prima di tutto ricordarsi di portare con sé i documenti dell’animale, soprattutto in caso di espatrio e per andare incontro a eventuali esigenze mediche. Se il cane è di piccola taglia è bene avere sempre con voi un trasportino che sarà richiesto per i viaggio in treno, pullman e aereo. Ogni mezzo di trasporto ha però le sue regole ed è consigliato controllare le regole di ogni compagnia prima della partenza.

Viaggiare in macchina rende tutto più semplice, ma bisogna ricordarsi comunque di fermarsi ogni paio d’ore per far sgambare l’animale, farlo bere e mangiare e fargli fare i bisogni.

Su treni, pullman e navi possono viaggiare animali di ogni taglia, ma quelli di piccola taglia devono essere riposti in un trasportino, mentre i cani più grossi devono essere provvisti di guinzaglio.

Le compagnie aeree permettono invece l’imbarco solo dei cani piccoli in trasportino, mentre quelli quelli grandi dovranno viaggiare in stiva coi bagagli.

Prima di partire è consigliato controllare se la struttura in cui volete prenotare la vostra permanenza sia o meno pet friendly. Sono sempre di più gli alberghi e le spiagge che accettano i nostri amici a quattro zampe, ma potrebbero applicare un sovrapprezzo per la presenza dell’animale.

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Gli italiani amano vivere in compagnia di animali domestici, e soprattutto di cani, considerati da sempre compagni affidabili ed affettuosi con cui condividere la propria esistenza.
Anche se sono numerose le persone che accolgono in casa animali presi da canili oppure da situazioni di disagio, molti scelgono esemplari di razza, tra cui alcune sono particolarmente ricercate.

Golden Retriver

Tra i cani più amati dagli italiani, questo esemplare occupa un posto di assoluta preminenza.

Il Golden Retriver è un cane da caccia, precisamente da "riporto", specializzato nel riportare al proprietario le prede abbattute, anche se la sua indole paziente, docile e generosa lo rende un compagno ideale per tutti, e lo ha trasformato in un cane di famiglia.
Si tratta di un soggetto di taglia medio-grande, caratterizzato da un manto con pelo dorato, lucido, folto e ricco di frange, di colore miele o marrone chiaro.
Il suo aspetto muscoloso, solido e dotato di estrema eleganza, offre una sintesi perfetta tra grazia e potenza.
L' indole pacifica, fedele e leale, estremamente dolce con i bambini verso cui mostra un affetto particolare, il desiderio di compiacere il proprietario con cui instaura un legame molto profondo, lo rendono un compagno di vita insostituibile.
Pur amando la vita all'aria aperta e le passeggiate, il Golden Retriver si adatta bene anche alla vita in appartamento, senza mostrare particolari disagi, e può convivere senza problemi con altri animali domestici, sia cani che gatti.

Setter Inglese

Secondo alcune statistiche il Setter Inglese è il cane maggiormente presente nelle case degli italiani.

Pur essendo un eccellente cane da caccia, questo animale è diventato un perfetto compagno nella vita famigliare per la sua spiccata intelligenza che lo porta a creare un rapporto speciale con il proprietario.
Vedere un Setter Inglese in ferma (attività per cui è stato selezionato) è uno spettacolo stupendo per l'eleganza dei movimenti e per la concentrazione con cui si dedica a tale attività.
Ma anche osservarlo mentre gioca con i bambini, mostrando tutta la dolcezza e l'amore che caratterizzano la sua indole docile e remissiva è altrettanto meraviglioso.
Elegante, agile, veloce e continuamente attento, il setter inglese colpisce per lo sguardo infinitamente dolce, quasi "umano" per la sua estrema espressività.
Si tratta di un cane molto atletico, che ama correre e vivere a contatto con la natura, ma che si adatta benissimo alla vita di famiglia, con cui cerca continuamente un contatto poiché non ama la solitudine.

Pastore Tedesco

Probabilmente il cane più amato dagli italiani, questo animale riesce a coniugare potenza e dolcezza.

Il Pastore Tedesco viene considerato tra i cani più amati dagli italiani per la sua indole tranquilla, ma particolarmente affidabile in caso di necessità difensive; perfetto per la guardia verso qualsiasi tipo di pericolo, questo esemplare diventa docile e mite col proprietario.
Il suo carattere equilibrato, mai aggressivo né impulsivo, lo rende facilmente addestrabile, trasformandolo in un compagno ideale che infonde estrema sicurezza; avere accanto un pastore tedesco preserva da molti inconvenienti.
Molto sicuro delle sue possibilità, è in grado di mantenere tutto sotto controllo, adattandosi a qualsiasi situazione.

Qualsiasi sia la razza che viene scelta, bisogna sempre considerare che un cane è in grado di donare tantissimo pretendendo davvero poco.

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Animali indipendenti e silenziosi, giocherelloni e mai invadenti, estremamente puliti e dotati di grande intuito, i gatti sono degli ideali compagni di vita, anche per chi non abbia troppo tempo da dedicare alla loro cura.
Convivere con un gatto è molto più che avere un animale domestico, è un vero e proprio stile di vita, che migliora la qualità dell'esistenza.

Caratteristiche del gatto

Il rapporto che questo animale è in grado di instaurare con il proprietario è molto profondo.

Anche se apparentemente dotati di un'estrema indipendenza, a differenza dei cani, i felini si mostrano piuttosto selettivi, ma, nel momento in cui scelgono di amare qualcuno, lo fanno col cuore.
Il giornalista Alberto Mattioli, autore del libro "Il gattolico praticante. Esercizi di devozione felina", racconta in maniera divertente la sua passione per i gatti, confermata dalla convivenza con Isolde e Violetta, le sue amatissime micie.
Secondo l'autore, le caratteristiche principali di questi animali sono la pulizia, l'indipendenza, la silenziosità, l'adattabilità, unite ad una spiccata intelligenza e al desiderio di amare il proprio umano.
Mattioli passa poi a raccontare l'empatia di Richelieu per il micio Soumise; quella di Papa Leone XII per Micetto; ricordando anche la figura di Larry, inquilino stabile di Downing Street.

Storia del gatto

Adottare un gatto ha convinto molti artisti che, fin dal tempo degli antichi Egizi, lo hanno raffigurato in famosi capolavori.

Paolo Veronese ha dipinto un gatto che gioca con una giara durante le Nozze di Cana, Paul Klee lo ha raffigurato nel famoso dipinto "Gatto e Uccello".
Anche poeti, come Baudelaire e Apollinaire hanno scritto testi ispirati da questi animali, così come T.S. Elliot, premio Nobel per la letteratura.
Non bisogna dimenticare poi le opere musicali ispirate dai mici, a partire da Stravinskij e Offenbach, per finire al famosissimo musical "Cats".
Attualmente, nel mondo dei social, i felini hanno assunto un ruolo di grande rilievo, diventando protagonisti assoluti del web.

5 motivi validi

Il primo motivo per avere un gatto è quello di amarlo come un membro della famiglia.

I gatti sono dotati di una spiccatissima sensibilità grazie alla quale riescono a legarsi molto profondamente agli umani.
Essendo caratterizzato da un'indole allegra e giocherellona, questo animale è un compagno di vita ideale, una compagnia adatta ad ogni occasione, senza mai dimostrarsi invadente oppure troppo pretenzioso.
I felini sono estremamente fedeli e riescono a dimostrare la loro dedizione con lealtà; anche se apparentemente sembrano distaccati, partecipano attivamente agli stati d'animo del proprietario, comportandosi spesso come vere e proprie "spugne" che assorbono i sentimenti altrui.
La vicinanza fisica con un gatto può offrire sensazioni di grande benessere: dormire con un micio accoccolato ai piedi è un'esperienza meravigliosa che contribuisce a riscaldare l'anima.
La sua gestione non è assolutamente impegnativa, ma consente una notevole libertà d'azione; al contrario del cane, il gatto non deve essere portato a fare la passeggiata, ma si accontenta di un giretto sui tetti.

Per chi non ha molto tempo disponibile, ma desidera condividere la sua vita con un compagno fedele ed affettuoso, adottare un gatto rappresenta la scelta ideale poiché è in grado di donare tantissimo, pretendendo molto poco.

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Una “cuffia” per lavorare meglio: così controlla il nostro cervello
in foto: Credit: Emotiv

Creato un futuristico dispositivo che monitorando l’attività cerebrale in tempo reale può migliorare benessere e produttività sul posto di lavoro. Lo ha messo a punto la startup di San Francisco EMOTIV, un’azienda leader nella produzione di soluzioni di neuroinformatica portatili. In parole semplici, questo headset indossabile, dall’aspetto non troppo diverso da quello di una sofisticata cuffia, replica in miniatura i complessi sistemi per l’elettroencefalografia (EEG) presenti nei laboratori di ricerca. Non a caso è basato sulla stessa tecnologia degli strumenti per diagnosticare epilessia e disturbi del sonno.

Come funziona. Il dispositivo verifica in tempo reale il carico cognitivo, le emozioni, lo stress e il livello di attenzione del dipendente, suggerendo non solo quando giunge il momento di prendere una pausa, ma anche quando arriva quello per affrontare il lavoro più “critico” della giornata, grazie a un’interfaccia sviluppata in collaborazione con SAP. Attraverso una modalità chiamata “Focus UX” può adattare costantemente il flusso di lavoro sulla base di quello che può essere affrontato meglio in un dato momento, inoltre permette di gestire le informazioni a schermo soltanto con lo sguardo e la voce, senza necessità di usare mouse e tastiera. Grazie ai sofisticati algoritmi del software, secondo gli ingegneri di EMOTIV il dispositivo può dunque migliorare sensibilmente la produttività, oltre che il benessere del dipendente. Ma tutta questa tecnologia “invasiva” non è certo priva di criticità; i detrattori non escludono infatti che i dati derivati dal monitoraggio cerebrale – ad esempio quelli sulle distrazioni – potrebbero essere usati dalle aziende contro i lavoratori stessi. Senza apposita autorizzazione, tuttavia, nessuno dovrebbe essere obbligato a indossare simili strumenti.

Credit: Emotivin foto: Credit: Emotiv

EMOTIV Insight. Il modello progettato da EMOTIV per l’uso quotidiano si chiama Insight ed è caratterizzato da un EEG a cinque canali in grado di percepire l’attività in tutti i lobi corticali cervello, attraverso sensori polimerici che non richiedono nemmeno l’applicazione di gel e materiale idrofilo sulla testa. La conduttività elettrica è infatti garantita dall’umidità dell’ambiente che viene “catturata” dallo stesso headset. Il modello base può essere acquistato da chiunque sul sito dell’azienda e ha un costo di 299 dollari, ma sono disponibili anche headset più avanzati a costi superiori, ovvero l’Epoc + e il Flex Kit Epoc che è configurabile. L’Insight si connette in modalità wireless a Pc e Smartphone e ha una batteria ricaricabile che dura fino a 9 ore. Il dispositivo per privati, ovviamente non legato alle soluzioni lavorative, è promosso assieme ad alcune applicazioni che, oltre a tenere traccia della propria attività cerebrale, dovrebbero aiutare a ridurre lo stress e a migliorare la concentrazione, in base a quanto indicato sul sito del produttore.

Fonte: Una “cuffia” per lavorare meglio: così controlla il nostro cervello

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La tavola periodica degli elementi compie 150 anni. Scienziati: “pietra miliare dell’umanità”

Sono passati esattamente 150 anni da quando il chimico russo Dmitri Mendeleev, il 6 marzo 1869, pubblicò la prima versione della celeberrima tavola periodica degli elementi. Il preziosissimo strumento è uno schema perfettamente organizzato nel quale gli elementi che compongono la materia dell’Universo sono fissati sulla base del loro numero atomico Z – ovvero quello dei protoni presenti nel nucleo – e quello degli elettroni negli orbitali atomici s, p, d ed f.

Spazi vuoti. Quando fu concepita, la tavola periodica di Mendeleev conteneva soltanto 63 elementi e tanti spazi vuoti, perché lo scienziato sapeva bene che tra un “buco” e l’altro sarebbero stati inseriti elementi non ancora scoperti alla sua epoca. Basti pensare che l’ultimo aggiornamento ne contiene ben 118, e alcuni sono stati scoperti in tempi recentissimi. Nell’ultima revisione, aggiornata nel 2016, ne sono stati aggiunti ben quattro: il 113 (nihonio), il 115 (moscovio), il 117 (tennessinio) e il 118 (oganesson).

Credit: Università St. Andrewsin foto: Credit: Università St. Andrews

Pionieri della chimica. Sebbene fu Mendeleev a trovare il metodo più elegante ed efficace per organizzare gli elementi, dei quali già si discuteva ai tempi di Aristotele, diversi altri studiosi prima di lui tentarono l’impresa, gettando le basi per l’opera del chimico russo. Il chimico francese Antoine-Laurent de Lavoisier, ad esempio, pubblicò una prima lista di 33 elementi 80 anni prima di Mendeleev, organizzandoli in gas, metalli, non-metalli e terrosi. Altri scienziati come Leopold Gmelin, Jean Baptiste Dumas e August Kekulé negli anni successivi si accorsero che era possibile trovare strette relazioni fra gruppi di vari elementi, mentre Alexandre-Émile Béguyer de Chancourtois fu il primo ad accorgersi della periodicità degli stessi.

Strumento rivoluzionario. Altri studiosi prima di Mendeleev crearono bozze di tavole sulla base dei pesi atomici e delle proprietà chimico-fisiche, mentre il chimico svedese Jöns Jacob Berzelius ideò i nomi abbreviati per gli elementi (O per ossigeno, Fe per ferro, Na per sodio e così via). Alcune di queste scoperte furono riconosciute solo dopo l’approvazione e la “consacrazione” del lavoro del chimico russo. Grazie alla sua tavola oggi abbiamo una comprensione superiore dell’Universo e della materia che lo compone, permettendoci di creare nuovi e straordinari materiali come il grafene. Molti altri ne verranno creati in futuro. “La tavola periodica è una pietra miliare della storia dell’umanità. Ha permesso di mettere ordine su una materia complessa, e continua a rimanere valida anche con la scoperta di nuovi elementi”, ha dichiarato all’ANSA il professor Maurizio Peruzzini, direttore del dipartimento di scienze chimiche del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Gli ha fatto eco il dottor Marco De Vivo, chimico teorico e computazionale dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit): “la tavola periodica è l’alfabeto che ci permette di parlare con il mondo intorno a noi e che in futuro ci aiuterà a costruire farmaci, materiali e metalli nuovi”.

Credit: Università St. Andrewsin foto: Credit: Università St. Andrews

La tavola periodica più antica. Recentemente il chimico Alan Aitken dell’Università St. Andrews ha scoperto un’antichissima tavola periodica degli elementi mentre era intento a sistemare il vecchio laboratorio dell’ateneo scozzese. Il documento, restaurato ed esposto in una teca, è stato datato tra il 1875 e il 1886; è la più antica tavola periodica degli elementi ad oggi nota; fu stampata appena 20 anni dopo la prima pubblicazione di Mendeleev, avvenuta esattamente 150 anni fa.

Fonte: La tavola periodica degli elementi compie 150 anni. Scienziati: “pietra miliare dell’umanità”

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L’inverno non è ancora finito e il freddo è uno dei nemici più agguerriti degli animali, sia domestici che selvatici. Non solo i nostri cani e i nostri gatti, ma anche tutti quei piccoli esseri viventi che animano la natura sono infatti in pericolo durante l’inverno. Pensiamo agli uccelli, come i merli, i pettirossi e i passeri, ma anche le volpi: tutti animali che durante l’inverno possono soffrire il gelo. Vediamo allora i consigli per proteggere, in primis i nostri amici a quattro zampe durante la stagione più fredda dell’anno.

Consigli per gli animali domestici

Il primo consiglio, se si parla di animali domestici, è naturalmente di non tenerli al freddo. Farli stare in casa, al riparo e al calduccio è la maniera migliore per prenderci cura di loro. Se non possiamo farlo, perché magari si tratta di cani di taglia grande abituati a vivere fuori casa, cerchiamo però di preparare sempre una cuccia calda e riparata, così da permettergli di potersi rifugiare al riparo dal freddo. Mettiamo, allora, qualche coperta nella cuccia, cambiamo più spesso del solito l’acqua perché rischia di gelare e portiamo sempre il cibo.

Proteggiamo gli animali dal freddo

Un altro modo di proteggere i nostri amici a quattro zampe è di limitare sempre la loro permanenza sulla neve o, peggio, sul ghiaccio se facciamo passeggiate in montagna. Le basse temperature causano anche principi di assideramento che, nel peggiore dei casi, può portare anche alla morte dell’animale. Per non ricorrere, allora, alle onoranze funebri come Cattolica San Lorenzo, ripariamolo da questa brutta eventualità. Attenzione anche a eventuali sbalzi di temperatura, se ci rendiamo conto che il nostro cagnolino non sta troppo bene, rivolgiamoci subito al nostro veterinario di fiducia.

Cosa fare con gli animali selvatici

Anche gli animali selvatici e i randagi soffrono il freddo e il gelo. Nel caso di cani o gatti randagi, possiamo provare a portargli un po’ di cibo e metterli in sicurezza nel migliore dei modi. Lasciamo una ciotolina con un po’ di acqua per gli uccellini, che potranno così sia bere che pulirsi un po’ le piume. Anche il cibo, in caso di neve, è difficile da reperire per gli uccelli, aiutiamoli allora con piccole mangiatoie di emergenza. Lasciamo a terra del cibo, sicuramente apprezzeranno. Vanno bene i semi, come quelli di girasole e di zucca, il miglio, ma anche il cibo per cani e gatti e un po’ di pane. Se poi dovessimo incontrare un animale selvatico in difficoltà, la miglior cosa è rivolgerci ai carabinieri Forestali. Possiamo anche metterlo in sicurezza consegnandolo a un centro recupero fauna autorizzato.

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Miracolo alle Galapagos: trovata tartaruga ‘estinta’ 100 anni fa, è una Chelonoidis phantasticus
in foto: Foto © GNDP, W. Tapia

Si pensava fosse estinta, invece esiste ancora. Una femmina di Chelonoidis phantasticus, una tartaruga gigante, è stata travata nell’Isola di Fernandina, nelle Galapagos, non accadeva da 112 anni, quando appunto fu trovata quella che venne considerata l’ultima tartaruga di questa specie. La notizia, che ha del miracoloso, arriva dal Galapagos Conservancy che ci mostra le immagini di questa spettacolare tartaruga gigante molto molto molto anziana.

Chelonoidis phantasticus. Gli scienziati raccontano di aver trovato domenica scorsa la tartaruga nel corso di una spedizione sull’Isola Fernandina, nella Galapagos, e di essere ancora chiaramente molto sorpresi. “Si pensava che le tartarughe fossero estinte su Fernandina da più di un secolo, quindi questa scoperta è davvero monumentale”, raccontano comprensibilmente emozionati i ricercatori.

Foto © GNDP, W. Tapiain foto: Foto © GNDP, W. Tapia

La tartaruga dal veterinario. Gli esperti al momento hanno portato la tartaruga trovata in un centro specializzato nell’Isola di Santa Cruz, dove verrà visitata anche per saperne di più di lei, soprattutto per quanto riguarda l’età. “Ora aspettiamo la conferma dell’origine genetica di questa femmina. È anziama, ma è viva”, raccontano dal Galapagos Conservancy.

Forse anche altre. L’altra grande notizia è che i ricercatori pensano che possano esserci anche altri esemplari di Chelonoidis phantasticus, viste le tracce  e i resti di feci trovati sul posto. Ma per saperne di più dovremo attendere nuove spedizioni.

Foto © GNDP, W. Tapiain foto: Foto © GNDP, W. Tapia

Galapagos, l’arcipelago di Darwin. Fernandina è la terza isola più grande delle Galapagos, l’arcipelago famoso per la ricchezza di specie uniche che ospita e che portarono lo stesso Charles Darwin a sviluppare la sua teoria sull’evoluzione.

Fonte: Miracolo alle Galapagos: trovata tartaruga ‘estinta’ 100 anni fa, è una Chelonoidis phantasticus

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Primo impianto al mondo di mano robotica sensoriale “per tutti i giorni”: record italiano

Per la prima volta al mondo, a una donna svedese è stata impiantata una mano robotica stabile e permanente utilizzabile nella vita di tutti i giorni, il record è italiano: l’operazione è stata infatti coordinata dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha sviluppato la mano, ed eseguita dal Sahlgrenska University Hospital in Svezia. Vediamo insieme di cosa si tratta e come funziona la mano robotica.

in foto: Credit: Prensilia | Scuola Superiore Sant’Anna | DeTOP project, funded by EC H2020 (G.A. #687905) – www.detop–project.eu

Un impianto da record. L’impianto in questione è transradiale, sotto il gomito, ed è stabile e permanente per il controllo della mano robotica, si tratta di un intervento chirurgico pionieristico che ha previsto un impianto in titanio nelle due ossa dell’avambraccio di una donna svedese, nello specifico il radio e l’ulna, che sfrutta la tecnica dell’osteointegrazione combinata alle interfacce muscolari. In pratica, la donna potrà utilizzare nella vita di tutti i giorni la sua ‘nuova’ mano robotica, controllandola in mondo del tutto naturale e riottenendo le percezioni sensoriali.

Credit: Prensilia | Scuola Superiore Sant’Anna | DeTOP project, funded by EC H2020 (G.A. #687905) – www.detop–project.euin foto: Credit: Prensilia | Scuola Superiore Sant’Anna | DeTOP project, funded by EC H2020 (G.A. #687905) – www.detop–project.eu

I vantaggi di questa mano robotica rivoluzionaria. Gli esperti ci spiegano che questa nuova mano robotica supera i limiti della protesi convenzionali attualmente utilizzate, che riescono a compiere solo movimenti grossolani, che si limitano per lo più ad aprire e chiudere la stessa mano. Il nuovo impianto infatti permette, grazie a sedici elettrodi inseriti nei muscoli residui, si ottenere informazioni per poter controllare più efficacemente la mano robotica. E non è tutto. I vantaggi sono anche sensoriali, infatti gli elettrodi impiantati nei nervi, che creano un collegamento diretto tra protesi e sistema nervoso, forniscono nuovamente alla paziente percezioni tattili sia nei confronti di oggetti, sia nei confronti di persone e dell’ambiente.

Credit: Prensilia | Scuola Superiore Sant’Anna | DeTOP project, funded by EC H2020 (G.A. #687905) – www.detop–project.euin foto: Credit: Prensilia | Scuola Superiore Sant’Anna | DeTOP project, funded by EC H2020 (G.A. #687905) – www.detop–project.eu

La paziente svedese. La grande novità di questa tecnologia, sviluppata all’interno del progetto DeTOP, è che è la prima ad essere sfruttabile nella vita di tutti i giorni ridonando alla paziente non solo l’utilizzo della mano per afferrare oggetti, ma anche per ‘sentirli’. Per ora la paziente, una donna svedese, sta seguendo un programma di riabilitazione che le permetterà di riacquistare la forza nei muscoli dell’avambraccio, che si erano indeboliti in seguito all’amputazione, e sta imparando a controllare la stessa mano robotica.

Fonte: Primo impianto al mondo di mano robotica sensoriale “per tutti i giorni”: record italiano

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Enorme cavità sotto l’Antartide scoperta da ricercatore italiano della NASA: cosa rischiamo
in foto: Credit: NASA / OIB / Jeremy Harbeck

Sotto uno dei più grandi e importanti ghiacciai dell’Antartide, l’immenso Thwaites, un gruppo di ricerca guidato dal giovane glaciologo italiano della NASA Pietro Milillo ha scoperto una gigantesca cavità causata dai cambiamenti climatici. È profonda 300 metri e si estende per circa 40 chilometri quadrati; ha dunque le stesse dimensioni di città italiane come Bergamo, Como e Gorizia, o dei 2/3 del celebre distretto newyorchese di Manhattan. È sufficientemente grande da contenere ben 14 miliardi di tonnellate di ghiaccio, e l’aspetto più inquietante risiede nel fatto che gran parte di esso si è sciolto negli ultimi tre anni. Qualora dovesse sciogliersi del tutto, causerebbe un pericoloso innalzamento del livello dei mari.

Orgoglio italiano. La scoperta è stata frutto del lavoro di un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA e dell’Università della California di Irvine, che hanno collaborato con i colleghi del Centro aerospaziale tedesco di Monaco di Baviera (Germania) e dell’Università Grenoble Alpes di Grenoble, Francia. A coordinarli il giovanissimo ricercatore pugliese di Casamassima Pietro Milillo, che dopo la laurea in Fisica all’Università di Bari e il dottorato in Ingegneria ambientale all’Università della Basilicata si è trasferito negli Stati Uniti, dove è stato ingaggiato dalla celebre Agenzia aerospaziale americana.

Credit: NASAin foto: Credit: NASA

La ricerca. La cavità scoperta da Milillo e colleghi, individuata grazie al rilevamento radar della missione aerea “IceBridge” e ai dati raccolti da satelliti, preoccupa gli scienziati per diverse ragioni. Il ghiacciaio Thwaites è infatti uno dei più importanti dell’Antartide occidentale, e se dovesse sciogliersi completamente innalzerebbe il livello del mare di 65 centimetri, sufficienti a sommergere diverse isole dell’Oceano Pacifico e metropoli costiere di tutto il mondo. Poiché è strettamente associato ad altri ghiacciai, gli scienziati stimano che potrebbe coinvolgere altri grandi blocchi e far innalzare il livello del mare fino a 2,4 metri, con esiti catastrofici su scala globale. Se si considera che gran parte del ghiaccio della cavità si è perso in soli 3 anni, è fondamentale conoscere i processi in atto in Antartide.

Un fenomeno da comprendere. Alla base di questo grave scioglimento ci sono i cambiamenti climatici, tuttavia non è sempre chiaro come essi agiscano. Uno degli aspetti fondamentali da monitorare è la linea di confine tra il ghiaccio ancorato con la terraferma e quello che galleggia, e il modo in cui questa linea arretra sotto la spinta dello scioglimento. “Stiamo scoprendo diversi meccanismi di ritiro”, ha dichiarato il dottor Milillo. Alcuni settori del ghiacciaio Thwaites, ‘consumati’ dall’intrusione dell’acqua marina più calda, stanno arretrando di ben 800 metri all’anno. Alla base ci sono modelli complessi che vanno compresi a fondo, per questo è attesa nei prossimi anni una lunga e approfondita indagine sul campo, condotta direttamente su questo inospitale ghiacciaio. I dettagli della ricerca guidata da Milillo sono stati pubblicati sull’autorevole rivista Science Adavances.

Fonte: Enorme cavità sotto l’Antartide scoperta da ricercatore italiano della NASA: cosa rischiamo

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