Categoria: Miscellanea

Può un semplice piccolo pezzo di carta attaccato su una bottiglia influire sul successo e la vendita di un vino? Sembra strano a credersi ma la risposta è si. Ecco che diventa fondamentale applicare etichette vini che sappiano attirare l'attenzione del cliente e offrirgli tutte le informazioni necessarie. Di seguito spiegheremo come ottenere buoni risultati fai da te utilizzando la suite grafica Spark di Adobe.

L'importanza di investire in una buona etichetta

Moderni software grafici come il tool Spark di Adobe sono strumenti che facilitano la creazione di etichette vini, tuttavia è necessario conoscere l'importanza di tale aspetto e le caratteristiche visive che deve avere un marchio di successo.

Se i grandi produttori sono molto attenti all'immagine dei propri vini e liquori, è invece un particolare spesso sottovalutato dalle piccole aziende. Immaginiamo un cliente che entra in un'enoteca o nel reparto alcolici di un supermercato: si trova di fronte centinaia di bottiglie. Tranne i casi in cui l'acquirente è ben informato e sa già esattamente cosa vuole, solitamente incomincia a guardarsi attorno girovagando tra gli scaffali. Qual è la prima cosa che colpisce il suo sguardo? Naturalmente è l'etichetta, in grado di svolgere un ruolo fondamentale nel comunicare informazioni sul prodotto e l'azienda. Molte volte un acquisto è proprio deciso in base a ciò che viene riportato sul piccolo foglio di carta.

Un'etichetta deve essere unica e differenziarsi da tutte le altre colpendo l'interesse dell'osservatore già alla prima occhiata; deve mettere in risalto le qualità del vino e dell'azienda produttrice in modo chiaro e conciso ma fornendo informazioni complete. Per riuscire nell'intendo bisogna aver ben presente l'identità della clientela a cui si rivolge il vino e adeguare immagini e testo a seconda se il pubblico è giovanile oppure composto da persone già di una certa età.

Come creare facilmente un'etichetta per vini e liquori

Adobe ha recentemente ideato il tool grafico Spark, suddiviso in tre software specifici per rispondere alle esigenze di tutti coloro che desiderano realizzare un progetto senza necessariamente possedere particolari conoscenze nel settore della grafica digitale.

Chi ha la necessità di creare etichette vini può sempre rivolgersi a società che mettono a disposizione professionisti capaci di elaborare precise strategie di marketing, esperti visual e copy-writer. Tuttavia, avendo una brillante idea di partenza, si può dare vita alla propria etichetta in totale autonomia ottenendo risultati sorprendenti.

Il software in questione è proposto in due versioni: a pagamento con abbonamento mensile oppure in forma gratuita. In quest'ultimo caso c'è da mettere in conto funzionalità minime che consentono di creare un'etichetta, ma limitano il livello di personalizzazione e oltretutto impediscono di rimuovere la filigrana con l'indicazione Adobe Spark. È una soluzione valida per piccoli viticoltori non professionisti oppure per chi imbottiglia vino per uso personale e desidera creare un'originale etichetta diversa dal semplice foglio adesivo scritto a mano. Per le aziende è indispensabile acquistare la versione completa con possibilità di accedere ad una libreria di immagini ad alta definizione, fonts di innumerevoli stili e modelli di base precostituiti. Inoltre c'è l'opportunità di inserire il proprio marchio, memorizzare le impostazioni grafiche per averle disponibili con un solo tocco e sfruttare funzioni automatiche per migliorare la qualità cromatica.

Tutto questo lo si ottiene grazie all'accesso ad una piattaforma online inserendo le proprie credenziali personali e all'utilizzo di un'interfaccia utente semplice ed intuitiva, con cui iniziare subito a progettare e personalizzare l'etichetta per il proprio vino. Volendo è possibile scaricare una versione per dispositivi mobile, ma al momento è disponibile solo l'app compatibile con sistemi operativi iOS di Apple. La software house californiana sta comunque lavorando anche ad una versione per apparecchi Android.

Un'accattivante etichetta può rappresentare la differenza tra il vendere un vino o vederlo accumulare polvere sullo scaffale. Prima di rivolgersi ad esperti grafici è bene valutare le possibilità offerte da software come Spark di Adobe, magari facendo delle prove con la versione gratuita per poi passare a quella a pagamento.

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Il porfido è un materiale molto utilizzato al giorno d'oggi, in modo particolare per gli esterni. Si tratta infatti di un materiale che ha numerosi vantaggi come la durezza, la resistenza, la durata nel tempo, la bassa assorbenza. Proprio per tale ragione il porfido per esterni è tra i leader indiscussi i questo tipo di pavimentazione.

Vantaggi porfido

Quali sono i principali vantaggi di questo materiale

Il porfido è un materiale che offre numerosi giovamenti sotto diversi punti di vista. Per prima cosa bisogna considerare la durata. Tale materiale riesce ad essere molto longevo e a resistere a lungo nel tempo senza rovinarsi. Proprio per tale ragione infatti esso veniva adoperato sin dai tempi antichi per la pavimentazione di strade e piazze. Allo stesso modo, scegliendo il porfido per la propria casa si potrà ottenere all'esterno una pavimentazione duratura che non verrà scalfita dal trascorrere degli anni. Un altro vantaggio che non bisogna sottovalutare è il basso costo: generalmente il porfido rientra in una fascia di prezzo decisamente economica e accessibile a tutte le tasche. Rispetto ad altri materiali utilizzati per lo stesso scopo infatti, esso presenta una procedura di estrazione e una messa in opera meno complessa. Naturalmente è opportuno considerare che non tutti i pavimenti in porfido sono uguali e dunque bisogna fare attenzione alla tipologia scelta. Anche il costo della manutenzione sarà decisamente basso perché tale materiale non ha bisogno di essere pulito con materiali particolari ed è difficile che possa macchiarsi. Pertanto esso può essere lavato con della semplice acqua e un detergente reperibile in qualsiasi negozio.

Scegliere il porfido

I motivi per cui scegliere il porfido per la pavimentazione esterna

La scelta di utilizzare il porfido come materiale per esterno è indubbiamente conveniente. Bisogna infatti ricordare che nonostante si tratti di un materiale a basso costo è molto versatile e può creare effetti molto gradevoli esteticamente. Non tutti sanno infatti che il porfido può avere diverse forme e dimensioni che possono essere unite insieme per realizzare una pavimentazione di grande effetto. Chi preferisce ad esempio può creare il contorno utilizzando il porfido squadrato e per l'interno può scegliere una forma irregolare. Il risultato sarà sicuramente molto accattivante e suggestivo, perfetto per essere collocato in tutti i tipi di abitazione. Oltre a ciò è bene sapere anche che il porfido si può abbinare ad altri materiali poiché il suo colore tendenzialmente grigio si sposa perfettamente con il ciottolo, il giallo reale oppure il trani. Pertanto le combinazioni che si possono eseguire sono pressoché infinite e lasciano spazio alla creatività e all'immaginazione.

Consigli sul porfido

Indicazioni utili su come scegliere il porfido

Per creare un pavimento per esterni di qualità è necessario utilizzare materiali che abbiano un'ottima resa ma che siano anche belli esteticamente. Pertanto prima di scegliere il porfido da collocare all'esterno della propria casa è necessario valutare con attenzione alcuni elementi. È consigliabile affidarsi ad una ditta seria ed esperta che possa garantire la massima serietà e affidabilità sia per quanto riguarda la realizzazione del pavimento, sia per ciò che concerne l'utilizzo dei materiali.

Scegliere il porfido per esterni è senz'altro la soluzione ideale per chi cerca un tipo di pavimentazione adatto a tutti i tipi di case e che garantisca un'eccellente durata nel tempo. Si tratta infatti di una scelta decisamente vantaggiosa in modo particolare per chi non vuole spendere grandi somme di denaro ma non vuole rinunciare alla qualità.

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536 d.C.: il peggior anno negli ultimi 2000 anni di storia dell’umanità

Circa tre anni fa L. Mariani pubblicò qui su CM un post di grande successo che descriveva con dovizia di fonti storiografiche e scientifiche, un periodo storico terribile per l’uomo: quello compreso tra il 535 ed il 550 d.C..

L’evento freddo del 535/550 dC – Alcune fonti per l’Italia

Da qualche giorno è stato pubblicato su Science un articolo divulgativo a firma di A. Gibbons, che riprende l’argomento attraverso le parole del medievalista M. McCormick.

Why 536 “was worst year be alive”

Lo storico britannico utilizzando le fonti citate già da L. Mariani nel suo articolo del 2015, descrive un periodo caratterizzato da eventi atmosferici estremamente fuori dal normale. Il Sole appariva pallido come durante un’eclissi parziale e non scaldava. Al Sole pallido si associarono inverni molto freddi, estati siccitose e fredde e le “mezze stagioni” sparirono del tutto. Le coltivazioni agricole non diedero frutto e l’intera Europa piombò in una paurosa carestia.

La novità dell’articolo di A. Gibbson riguarda i risultati di una ricerca effettuata da un team di ricercatori guidati dal glaciologo P. Mayewski che opera presso il Climate Change Institute dell’Università del Maine di Orono e dallo stesso M. McCormick. In un recente seminario gli studiosi hanno comunicato i risultati di una ricerca effettuata su una carota di ghiaccio lunga una settantina di metri, estratta dal ghiacciaio di Colle Gnifetti sulle Alpi Svizzere. Analizzando la carota con una nuova tecnica di indagine, essi sono riusciti ad aumentare in modo estremamente alto la risoluzione degli strati che la costituiscono, riuscendo a definire le caratteristiche di una dozzina di componenti della carota addirittura a livello mensile.

Sulla base dei risultati ottenuti, P. Mayewski ed il suo gruppo hanno potuto accertare che tra la fine dell’anno 535 d.C. e l’inizio dell’anno 536 d.C. ci fu una violenta eruzione vulcanica che rovesciò in atmosfera una tale quantità di polveri e ceneri, da oscurare il Sole per oltre un anno e che causò i fenomeni descritti da Procopio, Cassiodoro ed altri cronisti coevi. Nello strato relativo a quel periodo storico sono stati individuati, inoltre, due granelli di polvere che appartenevano ad una roccia molto comune in Islanda, per cui i ricercatori hanno dedotto che l’eruzione responsabile del cambiamento climatico che innescò l’era più buia negli ultimi 2300 anni della storia dell’uomo, abbia riguardato un vulcano Islandese. Non tutti i ricercatori concordano, però, con le conclusioni del gruppo di P. Mayewski: secondo alcuni il vulcano responsabile dell’eruzione dovrebbe trovarsi in Nord America.

Tornando ai risultati delle analisi effettuate sulla carota di ghiaccio estratta dal ghiacciaio del Colle Gnifetti, tra il 535 ed il 536 d.C. un vulcano islandese avrebbe eruttato violentemente, immettendo nell’atmosfera terrestre una tale quantità di polveri e ceneri da oscurare il sole per circa diciotto mesi e determinando una diminuzione delle temperature estive dell’emisfero nord, compresa tra 1,5°C e 2,5°C. Gli effetti di questo improvviso abbassamento di temperatura riguardarono almeno tutto l’emisfero settentrionale terrestre e si protrassero per circa un decennio: il decennio peggiore degli ultimi 2000 anni. A circa metà del decennio (tra il 540 ed il 541 d.C.) ci fu un’altra eruzione che determinò l’abbassamento delle temperature estive europee di ulteriori 1,4°C-2,7°C. Quasi in coincidenza con questa nuova eruzione si verificò l’epidemia di peste bubbonica, nota come peste di Giustiniano che determinò la morte di milioni di persone: si stima che la popolazione dell’impero bizantino si ridusse da un terzo alla metà a causa delle terribili condizioni meteorologiche, sociali, economiche e sanitarie venutesi a creare. A seguito di ciò iniziò la decadenza dell’impero bizantino che culminò, infine, con il suo collasso.

La crisi sociale ed economica fu terribile e si protrasse per circa un secolo, come suggeriscono altri risultati delle analisi effettuate sulla carota glaciale di Colle Gnifetti. Nel 640 d.C. si cominciano a trovare nel ghiaccio delle tracce di piombo. Con ogni probabilità esse sono legate ai processi di estrazione dell’argento e ciò significa che la popolazione europea si era ripresa ed aveva bisogno di un metallo prezioso per coniare monete necessarie alle nuove condizioni economiche che si andavano instaurando nel nostro Continente. Evidentemente il peggio era passato e gli esseri umani iniziarono il lento processo di recupero dalla crisi appena finita.

Molto interessanti, secondo me, le parole di uno dei ricercatori intervistati dalla Gibbson: siamo entrati in una nuova era delle ricostruzioni paleoclimatiche, in quanto siamo in grado di discriminare, come mai prima era successo, gli strati delle carote glaciali aumentandone fortemente la risoluzione e porle in correlazione con le cronache storiche ad altrettanto alta risoluzione.

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Fonte: 536 d.C.: il peggior anno negli ultimi 2000 anni di storia dell’umanità

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